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Cultura arte e storia

I luoghi di Mario Giacomelli

Il senigalliese Mario Giacomelli è considerato uno dei più grandi fotografi del novecento e le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo. Ma dove andava Mario Giacomelli a scattare le sue foto, che cosa lo interessava maggiormente e quali erano le sue principali fonti di ispirazione? Nel vostro soggiorno in Val Mivola non può mancare un itinerario nelle colline di Senigallia alla ricerca delle inquadrature e dei panorami che hanno ispirato la poesia per immagini di Mario Giacomelli scoprendo il rapporto di questo grande artista con le sue radici e la sua terra.

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Teatro La Fenice: scegli il tuo posto!

Per il nuovo cartellone 2017/18 del Teatro La Fenice Comune di Senigallia, Compagnia della Rancia e AMAT hanno delineato un equilibrato percorso tra divertimento, repertorio classico, innovazione e artisti di grande prestigio , con i due abbonamenti dedicati alla prosa e alla danza, composti rispettivamente da 6 e 5 spettacoli. Non ti resta che scegliere il tuo posto!  

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L’antico teatro e il nuovo teatro La Fenice

Il teatro La Fenice venne inaugurato il 5 dicembre 1996 e sorge esattamente nel medesimo luogo dei precedenti teatri cittadini e sopra l’area archeologica da cui lo separa ben più di duemila anni di storia. La realizzazione del primo teatro comunale fu affidata all’architetto Pietro Ghinelli (1759-1834), uno dei più importanti architetti teatrali che costruì ben 14 teatri tra iquali quelli di Pesaro (1818) e “Le Muse” di Ancona (1826). I lavori iniziati il 18 ottobre 1828 terminarono nel luglio del 1830 ma la notte del 9 agosto 1838 il teatro venne distrutto da un incendio. Nel gennaio del 1839 partono i lavori di ricostruzione che si concludono in meno di un anno.Il nuovo teatro comunale viene chiamato “La Fenice”. Nel 1930 il terremoto condannò il teatro ad una forzata inagibilità e infine nel 1944 fu colpito da una bomba e le sue macerie furono a lungo una ferita aperta nel cuore della città. L’attuale Teatro La Fenice è stato progettato dall’architetto Silvio Argentati. I ritrovamenti archeologici romani scoperti durante i lavori, hanno influenzato in modo rilevante il progetto del teatro che è stato quindi pensato come un isolato a più facce ognuna caratterizzata da un’immagine architettonica che rimanda all’architettura della città sulla quale l’edificio prospetta. In particolare il prospetto lungo Via Pisacane, rivolto alla parte settecentesca del centro storico, è caratterizzato da un ordine architettonico gigante che trova i suoi riferimenti nell’architettura dei Portici Ercolani, la struttura urbana più significativa della città del settecento. Il prospetto opposto che guarda invece all’interno della città murata cinquecentesca, consolidatasi con la signoria dei Della Rovere, è caratterizzato da figure che rimandano all’architettura di quel periodo, come la grande finestra quadripartita che illumina il foyer di forma analoga alle finestre quadripartite presenti in varie architetture dell’epoca come, a Senigallia, nel convento delle Grazie. La sala del Teatro La Fenice è costituita da un’unica grande aula a pianta rettangolare (dimensioni m. 32,80 x 24,70) con il pavimento a gradoni di alzata progressivamente crescente che supera un dislivello pari a m. 5,82. La sala ha una capienza di 874 posti. Si tratta di una struttura polifunzionale adatta per spettacoli di lirica, balletto, concerti, teatro di prosa e cinema.

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Mario Giacomelli

Tipografo, fotografo, pittore, poeta: artista acclamato, profeta nel suo paese e riconosciuto a livello internazionale, già ampiamente celebrato per la bellezza e la creatività della sua opera, Mario Giacomelli (Senigallia, 1925-2000) sarà al centro di una mostra antologica, nel maggio 2020, nel cuore della prima edizione della Biennale di Senigallia. Qui, in anteprima, si presentano – per conoscenza e ispirazione di giovani, esperti e ricercatori – stampe e prove inedite, tutte provenienti dall’archivio di famiglia dell’artista, che documentano e testimoniano il suo singolare ed esemplare rapporto con gli aspetti materiali e artigianali della fotografia: la scelta delle carte, dei formati, i tagli, gli ingrandimenti, il controllo ostinato e originale nelle fasi di stampa. Le opere in mostra hanno soprattutto il compito di esemplificare, proprio attraverso la ricchezza delle informazioni e delle annotazioni riportate sul verso di molte delle sue stampe, il processo creativo e la maturazione delle idee dell’artista. Per una nuova lettura e la comprensione della sua produzione artistica, pur ritornando su alcune delle sue più familiari e iconiche immagini (le campagne arate, i paesaggi con la neve, i pretini, le spiagge di Senigallia viste dall’alto…..), la mostra propone un’analisi attenta dei “segni”, delle tracce materiali che restano impresse sulle stampe originali conservate nel suo archivio: proprio come quei segni e quelle tracce (“in un campo arato, nel volo di un gabbiano, nel viso di un folle in manicomio…”) che, per tutta la vita, Giacomelli ha visto, rintracciato, disegnato e meravigliosamente trascritto nelle sue immagini. Scopri la Biennale di Senigallia

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Giuseppe Cavalli

“Noi crediamo alla fotografia come arte. Questo mezzo di espressione moderno e sensibilissimo ha raggiunto, con l’ausilio della tecnica che oggi chimica meccanica ed ottica mettono a nostra disposizione, la duttilità la ricchezza l’efficacia di un linguaggio indipendente e vivo…. Anche con l’obiettivo, infatti, si può trasformare la realtà in fantasia: che è la indispensabile e prima condizione dell’arte… Allontanare la fotografia, che abbia pretese di arte, dal binario morto della cronaca documentaria…” Nel Manifesto del Gruppo fotografico La Bussola , steso da Cavalli e pubblicato su “Ferrania” il 5 maggio 1947, è la sintesi essenziale dell’impegno intellettuale che, fin dalla metà degli anni Trenta, ha mosso tutta l’opera dell’artista. La sua idea di fotografia, concepita come proposta artistica per il dopoguerra, modernamente schierata contro le più trite e accademiche tendenze pittorialiste, ma anche in polemica con la fotografia futurista degli anni Trenta, è annunciata, per la prima volta, nel volume curato insieme a Mario Finazzi nel 1942, Otto fotografi italiani d’oggi e sarà portata avanti successivamente con la creazione del Gruppo Misa. Nato a Lucera nel 1904, Cavalli si trasferisce a Senigallia nel 1939 e qui dedicherà la sua vita quasi esclusivamente alla fotografia, fino alla morte nel 1961. La sua ricerca estetica, che si porrà in antitesi con ogni forma di realismo e documentarismo, trae origine dalle istanze programmatiche dei pittori della “scuola tonale romana”, di cui era esponente il fratello gemello Emanuele, attraverso il quale Giuseppe frequenterà assiduamente il mondo dell’arte. E i toni alti (high key) che caratterizzano le sue immagini divennero veicolo ed espressione della purezza e della luminosità del suo sguardo. Questo è il vero e unico soggetto delle sue fotografie. E anche soltanto un fugace riflesso, un’ombra evanescente, un banale e insignificante ‘convegno’ di oggetti minimali (le sue magiche nature morte), si trasfigura nel rigore assoluto e nella limpida e metafisica semplicità delle sue composizioni, raggiungendo la dimensione poetica di un universale sentimento lirico, misteriosamente sbocciato nel cuore dell’artista per virtù d’intuizione. Le fotografie esposte provengono tutte dall’archivio di Ferruccio Ferroni, documento e testimonianza del profondo legame tra i due, oltre che del magistero di Cavalli all’interno di quello straordinario laboratorio di idee e di forme che fu l’esperienza dei fotografi di Senigallia. Scopri la Biennale di Senigallia

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Ferruccio Ferroni

Nato a Mercatello sul Metauro nel 1920, studia nell’accademia militare, ed è prigioniero nei campi di concentramento dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Durante la sua lunga convalescenza a Senigallia conosce Giuseppe Cavalli nel 1948, con il quale approfondisce i suoi interessi per la fotografia, divenendo in seguito anche il suo più fedele stampatore. Nel corso della sua vita, alternerà la sua attività come avvocato con quella fotografica, pratica che abbracciò con il rigore, la serietà e l’autorevolezza di un esperto professionista. Associato all’inizio (dal 1952) al circolo veneziano della Gondola (con Paolo Monti, Ferruccio Leiss, Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, ecc.), aderì nel 1954 al Gruppo Misa, assumendo però, all’interno del dibattito critico tra le diverse posizioni estetiche e teoriche di Paolo Monti e Giuseppe Cavalli, una propria autonomia, rimanendo sempre coerente a uno stile personale caratterizzato da un misurato equilibrio tra i toni alti e i forti contrasti che opponevano, dialetticamente, i due maestri. Le sue opere – ha scritto Mario Giacomelli – sono frammenti poetici, immagini formali squisitamente composte, che contengono l’essenzialità, l’essenza di un’energia che porta con sé l’anima delle cose, l’espressività lirica, la partecipazione emotiva….Il tempo, lo spazio, la luce, la materia abitano le sue immagini vivificate nel passaggio della forma. Intuizione creativa e sapienza tecnica, arte e scienza: nel cristallino nitore di quel repertorio di forme tratte e astratte dalla realtà che lo circonda, ci sembra di poter ritrovare quello stupore della “visione” che ha infiammato la passione dei maestri fotografi delle origini. Scopri la Biennale di Senigallia

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Alla scoperta della Camera Gialla durante il Festival del Giallo

Senigallia conserva un vero e proprio tesoro per tutti gli appassionati del “giallo” . Imperdibile dunque la visita alla Camera Gialla aperta durante le giornate del Festival del giallo che si svolge ad agosto. Lo spazio, allestito dalla Fondazione Rosellini per la letteratura popolare in piazza Manni, raccoglie praticamente tutti i libri gialli pubblicati in lingua italiana . La Camera Gialla custodisce circa 10.000 volumi tra gialli e polizieschi compreso il primo volume della mitica collana Mondadori con la copertina su sfondo giallo dalla quale ebbe inizio, in Italia, questo genere letterario. Nelle sale sono anche esposti una serie di disegni originali realizzati da importanti illustratori per le copertine dei libri. La sede contiene inoltre importanti collezioni di tutti i generi di letteratura popolare.

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Scegliere un libro direttamente in spiaggia grazie alla Bibliomobile

Spiaggia, sole, mare e un buon libro scelto e consegnato direttamente sulla battigia. Durante il mese di luglio lungo la spiaggia di Senigallia, da Cesano a Marzocca, circola un delizioso e coloratissimo carrettino pieno di libri. La Bibliomobile, il servizio gratuito di prestito libri, è a cura della Biblioteca Comunale e porta circa 250 libri per ragazzi di ogni fascia di età e  una cinquantina di libri per gli adulti. Per i più piccoli, inoltre, letture animate, intrattenimenti e storie a cura dei volontari del progetto “Nati per Leggere”.  

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Ammirare l’opera del Perugino

La chiesa ed il convento di Santa Maria delle Grazie sorgono in collina a 2 chilometri dalla città. L’edificio nel suo complesso fu costruito come ex voto da Giovanni della Rovere dopo la nascita tanto attesa di un erede maschio, Francesco Maria, che nacque il 25 Marzo 1490. All’interno della chiesa dietro l’altare, è possibile ammirare una delle opere d’arte più importanti del territorio di Senigallia: la Madonna con Santi del Perugino. La tavola databile negli anni attorno al 1490, rappresenta la Vergine col Bambino fiancheggiati da sei figure di santi: San Giovanni Battista, San Ludovico, San Francesco, San Pietro, San Paolo e San Giacomo. Nel 1501, come ricorda ora una lapide, nella Chiesa delle Grazie venne sepolto Giovanni della Rovere e prima di trovare la sua collocazione alla Galleria Nazionale delle Marche, anche la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca si trovava al suo interno. Oggi una parte del convento ospita il museo di storia della mezzadria fondato nel 1978 da Sergio Anselmi: il Museo documenta la quotidianità di vita e di lavoro nelle campagne marchigiane nella prima metà del Novecento.

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Ammirare i soffitti decorati dal Brandani

Luogo storico e  imperdibile da visitare se si passa per Senigallia è il nuovo Palazzetto Baviera, recentemente ristrutturato, armonica costruzione d’origine trecentesca riadattata con impronta rinascimentale sul finire del ‘400 da Giacomo Baviera, parente di Giovanni Della Rovere. Si accede ad un cortile interno impreziosito da un portico su due ordini di colonne nel quale si affaccia un elegante pozzo contornato dagli stemmi dei Baviera. Ma è il piano superiore del palazzo che custodisce uno dei tesori più belli di Senigallia: i soffitti interamente decorati a stucco risalenti al 1560  opera dello scultore urbinate Federico Brandani. Nell’opera si alternano scene dell’Iliade, della Genesi, della storia romana e delle dodici fatiche di Ercole.

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Ammirare le meravigliose fotografie di Mario Giacomelli

Al Museo d’arte moderna, dell’informazione e della fotografia di Senigallia sono conservate stupende raccolte del noto fotografo e del Gruppo Misa. Indissolubilmente legato alla città di Senigallia e al suo territorio è Mario Giacomelli, indimenticato fotografo, celebre in tutto il mondo, che vanta alcune delle sue fotografie della sua raccolta intitolata “Scanno” esposte al MOMA di New York. Principalmente alla sua opera e a quella del Gruppo Misa è stato dedicato il Museo d’arte moderna, dell’informazione e della fotografia, che documenta il rapporto fra parola e immagine come binomio informativo, con una particolare attenzione all’utilizzo della fotografia come espressione artistica e come supporto informativo.

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Senigallia protagonista del progetto “Opera tua”

Senigallia e il Palazzetto Baviera protagonisti del progetto “Opera tua”, nato per riscoprire e valorizzare i tesori artistici del nostro Paese: dal 1° al 30 novembre tutte le persone potranno votare con un semplice clic per restaurare uno degli straordinari soffitti a stucco che l’artista Federico Brandani ha realizzato negli anni compresi tra il 1560 e il 1565. Senigallia e il Palazzetto Baviera protagonisti del progetto “Opera tua”, nato per riscoprire e valorizzare i tesori artistici del nostro Paese: dal 1° al 30 novembre tutte le persone potranno votare con un semplice clic per restaurare uno degli straordinari soffitti a stucco che l’artista Federico Brandani ha realizzato negli anni compresi tra il 1560 e il 1565. L’iniziativa, promossa da Coop Alleanza 3.0, mette in “competizione” ogni mese due opere d’arte di una regione italiana e quella che otterrà il numero maggiore di voti sarà restaurata per tornare al suo originario splendore. Sono le Marche la regione per cui sarà possibile votare nel mese di novembre e la competizione sarà tra Senigallia e Macerata. Sarà sufficiente collegarsi al sito 

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