Feel Senigallia wird Sie daran erinnern, was Sie tun können und welche aufregenden Neuigkeiten es in der Stadt (und den umliegenden Gebieten) gibt.
GIOVANNA DA MONTEFELTRO
Herrin von Senigallia
Urbino 1464 (?) – Rom 1514
Giovanna war die Tochter von Battista Sforza und dem bedeutenden Federico da Montefeltro, dem Herrn des Hofes von Urbino, der zu den prestigeträchtigsten des 15. Jahrhunderts zählte.
Sie war eine gebildete Frau von großer Intelligenz, geschickt im Regieren, im Knüpfen diplomatischer Netzwerke und darin, Fürsten und Päpsten stolz die Stirn zu bieten. Die „Prefettessa“ (Präfektin), Herrin von Senigallia, war eine treue Ehefrau und leidenschaftliche Mutter. Sie hatte sechs Kinder, darunter Francesco Maria, der Erbe, der die Dynastie fortführen sollte.
Nach ihrer Vermählung mit Giovanni Della Rovere erwies sie sich zudem als kluge Mäzenin. Sie pflegte eine vertraute Beziehung zu Pietro Perugino, dem Schöpfer des Altarbildes für die Kirche Santa Maria delle Grazie, während Piero della Francesca anlässlich des Eheversprechens von Giovanna und Giovanni (1474) oder ihrer Hochzeit (1478) die „Madonna di Senigallia“ schuf. Sie war Giovanni Santi zugetan, dem Vater Raffaels, der zur Geburt des langersehnten Erben eine „Verkündigung“ malte. Schließlich förderte sie Raffael selbst, indem sie ihm half, in der künstlerischen Welt von Florenz und möglicherweise auch in jener von Rom Fuß zu fassen.
Giovanna hatte kein leichtes Leben. Sie musste den Hof während der Abwesenheit ihres Mannes und später nach seinem Tod führen. Als Giovanni am 6. November 1501 im Alter von 44 Jahren starb, fiel ihr – wie in seinem Testament verfügt – die Aufgabe zu, die Regierung der Vikariate zu übernehmen, da Francesco Maria noch nicht sechzehn Jahre alt war.
Ihre Regentschaft wurde nur ein Jahr später durch das sogenannte „Blutbad von Senigallia“ am 31. Dezember 1502, begangen durch Cesare Borgia (genannt Il Valentino), auf eine harte Probe gestellt. Giovanna rettete sich zusammen mit ihrem kleinen Sohn dank der List von Andrea Doria, dem Giovanni sie anvertraut hatte. Der edle Feldherr schützte sie weiterhin liebevoll vor den Absichten ihres Schwagers, Kardinal Giuliano (dem künftigen Papst Julius II.), der eine Falle plante, um sich den Besitz seines verstorbenen Bruders anzueignen. Fünfzehn Monate lang wurden die Marken von blutigen Episoden erschüttert; auch Guidobaldo, der neue Herr von Urbino und Giovannas Bruder, musste sich in Sicherheit bringen und seinen Hof verlassen. Als die rechtmäßigen Herrscher im Sommer 1503 schließlich an ihre Höfe zurückkehrten, ließ Giovanna zum Dank an den Herrn, der ihren Sohn und ihren Bruder gerettet hatte, großzügige Almosenspenden verteilen. Da der Tag vor Guidobaldos Rückkehr nach Urbino der 28. August war – der Gedenktag des Heiligen Augustinus –, ordnete sie an, dieses Ereignis auf ewige Zeit mit einem feierlichen Markt (fiera) zu ehren.
Wieder an der Macht, verflocht sich Giovannas Leben eng mit dem ihres Bruders Guidobaldo, an dessen Hof sie lange Zeiträume verbrachte. Da Guidobaldo kinderlos war, setzte sie sich vor allem dafür ein, dass er ihren Sohn Francesco Maria adoptierte. Um dieses Ziel zu erreichen, sicherte sie sich die Unterstützung der Republik Venedig und auch die ihres Schwagers, der inzwischen Papst geworden war.
Unter Giovannas Einfluss entschied sich der leidende Guidobaldo schließlich, seinen Neffen zu adoptieren. Die offizielle Adoption wurde am 18. September 1504 feierlich begangen, woraufhin Giovanna nach Urbino zog. Ihre Aufgabe als Mutter war erfüllt.
Wir wissen nicht genau, wann Giovanna den Hof von Urbino verließ. Bekannt ist jedoch, dass sie ihre letzten Lebensjahre in Rom im Palazzo Della Rovere verbrachte (heute Palazzo dei Penitenzieri in der Via della Conciliazione) und regelmäßig am päpstlichen Hof verkehrte.
Die „Prefettessa“ starb 1514 im Alter von fünfzig Jahren. Francesco Maria ließ sie in der Kapelle Basso Della Rovere in der Kirche Santa Maria del Popolo beisetzen.
Anna Pia Giansanti
Giovanna fu figlia di Battista Sforza e del grande Federico da Montefeltro, signore della corte di Urbino, tra le più prestigiose del Quattrocento.
Fu donna colta e di grande intelligenza, abile nel governare, nell’intessere trame diplomatiche, nel tenere testa orgogliosamente a principi e pontefici, la “Prefettessa”, signora di Senigallia, fu moglie fedele e madre appassionata. Ebbe sei figli tra cui Francesco Maria l’erede che avrebbe dato seguito alla dinastia.
Una volta sposa di Giovanni Della Rovere, si rivelò anche una intelligente mecenate. Ebbe rapporti di familiarità con Pietro Perugino, autore della Pala d’altare per la chiesa di S. Maria delle Grazie mentre Piero della Francesca realizzò, per la promessa di matrimonio di Giovanna e Giovanni (1474) o per il loro matrimonio (1478), la Madonna di Senigallia. Fu affezionata a Giovanni Santi, padre di Raffaello che, per la nascita del desiderato erede, dipinse un’Annunciazione. E infine protesse Raffaello aiutandolo ad inserirsi nell’universo artistico fiorentino e forse anche in quello romano.
Giovanna non ebbe una vita facile. Si trovò a reggere la corte durante le assenze del marito e poi dopo la sua morte. Quando Giovanni morì, il 6 novembre del 1501 all’età di 44 anni, come da lui richiesto nel testamento, fu lei a dover reggere il governo dei vicariati perché Francesco Maria non aveva ancora raggiunto i sedici anni di età. La sua reggenza fu messa a dura prova, solo un anno dopo, dalla cosiddetta “strage di Senigallia” compiuta il 31 dicembre del 1502 da Cesare Borgia, il Valentino. Giovanna si salvò insieme al figlioletto grazie all’astuzia di Andrea Doria a cui Giovanni l’aveva affidata. Il nobile condottiero continuò a proteggerla amorevolmente dalle mire del cognato, cardinale Giuliano, futuro Papa Giulio II, che ordiva un tranello per impossessarsi dei beni del fratello morto- Per quindici mesi le Marche furono sconvolte da episodi sanguinosi, anche Guidobaldo, nuovo signore di Urbino e fratello di Giovanna, dovette mettersi in salvo e abbandonare la sua corte. Quando finalmente, nell’estate del 1503, i legittimi signori tornarono nelle loro corti, Giovanna, per ringraziare il Signore che aveva salvato il figlio e il fratello, fece fare grandi elemosine e ordinò, poiché il giorno avanti del rientro di Guidobaldo in Urbino era il 28 di agosto, giorno in cui si commemora S. Agostino, che si facesse eterna memoria del fatto con una solennissima fiera.
Tornata al potere la vita di Giovanna si intrecciò con quella del fratello Guidobaldo, presso la cui corte visse lunghi periodi ma soprattutto, non avendo Guidobaldo eredi, si impegnò perché adottasse il figlio Francesco Maria. Ottenne, per raggiungere questo scopo, l’appoggio della Repubblica veneziana e anche quello del cognato, divenuto Papa.
Sotto l’influenza di Giovanna, Guidobaldo, sofferente, si decise ad adottare il nipote. L’adozione ufficiale fu celebrata solennemente il 18 settembre del 1504 e Giovanna andò a vivere in Urbino. Il suo compito di madre era stato assolto.
Non sappiamo esattamente quando Giovanna lasciò la corte di Urbino. Sappiamo però che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Roma nel palazzo Della Rovere, oggi Palazzo dei
Penitenzieri, nell’attuale via della Conciliazione e che frequentò assiduamente la corte pontificia.
La Prefettessa morì all’età di cinquanta anni nel 1514 e Francesco Maria volle che fosse sepolta nella cappella Basso Della Rovere in Santa Maria del Popolo.
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