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"Noi crediamo alla fotografia come arte. Questo mezzo di espressione moderno e sensibilissimo ha raggiunto, con l’ausilio della tecnica che oggi chimica meccanica ed ottica mettono a nostra disposizione, la duttilità la ricchezza l’efficacia di un linguaggio indipendente e vivo…."

Biennale di Senigallia

Senigallia città della fotografia. Dal 2 al 4 maggio la prima edizione della Biennale di Senigallia co-organizzata dalla città di Senigallia e Serge Plantureux, coadiuvata dalla curatrice ospite Francesca Bonetti.


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Biennale di Senigallia

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Anteprima dal 2 al 4 maggio 2019

L’evento, curato da Serge Plantureux con la collaborazione di Francesca Bonetti, prevede due mostre che saranno visitabili fino al prossimo 2 giugno.

La prima, “Cavalli Ferroni Giacomelli. Scatti inediti dagli archivi di Senigallia”, si terrà a Palazzo del Duca ed esporrà una serie di inediti dei tre maestri della fotografia senigalliese e internazionale. La storia artistica di Giuseppe Cavalli, Ferruccio Ferroni e Mario Giacomelli è strettamente connessa da un lato alla città di Senigallia, città d’elezione per il primo e natale per gli altri due, e dal fatto che furono l’uno il maestro dell’altro, andando poi a formare quel “laboratorio senigalliese” di fotografia che non ha mai smesso, per oltre un cinquantennio, di contribuire, con i suoi protagonisti, all’importante dibattito teorico che si è svolto in Italia intorno alle funzioni e alle estetiche della fotografia. La mostra vuole ripercorre questa vicenda per scoprire, attraverso gli archivi degli autori o le raccolte di familiari e amici, le modalità attraverso le quali ognuno dei tre fotografi ha individuato i propri interessi e manifestato il proprio linguaggio.  

La seconda mostra, “Piccoli tesori dell’800. Marubbi, Naretti, Callotipi, Dagherrotipi e variazioni” si terrà invece a Palazzetto Baviera e rappresenterà uno straordinario racconto per immagini di popoli e terre lontane con fotografie storiche e originali, alcune mai esposte prima, risalenti al periodo compreso tra la metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Si tratta di una vera e propria wunderkammer di tesori fotografici e stampe d’epoca, che svelano usi, costumi e modi di vivere della società del secondo Ottocento, senza trascurare un tocco di esotico ed etnografico.  A cominciare dal barone Alexander von Minutoli creatore nel 1845 a Legnica, in Polonia, di uno dei primissimi musei di arti decorative in Europa; il primo del diciannovesimo secolo, precursore del Victoria and Albert Museum di Londra e del Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Minutoli ha fatto ampio uso della fotografia e, utilizzando un ingegnoso sistema di schizzi e un telescopio, ha creato un corpus di oltre 150 fotografie su carta salata - alcune delle quali esposte in mostra - con l’obiettivo di contribuire alla formazione degli studenti di arti applicate e diffondere gusto e conoscenza e quindi migliorare il commercio e la promozione delle arti. Un esempio di marketing ante litteram strettamente connesso allo sviluppo dei dagherrotipi e callotipi nati dal desiderio di conservare le immagini che si formano nella camera oscura. In mostra ci saranno proprio alcuni dei più antichi ritratti fotografici conosciuti, realizzati al dagherrotipo, una serie di fotografie su carta degli anni 1840-1860, calotipi e albumine e le cosiddette “Variazioni Monocromatiche”, che mostreranno la grande varietà di sfumature ottenute nelle stampe di prova, queste ultime provenienti dalla collezione parigina di Serge Kakou, esperto di fotografia e specializzato in particolare nei viaggi di scoperta da parte dei fotografi del diciannovesimo secolo. Ed è da qui che si arriva a Luigi Naretti e Pietro Marubbi, due dei più conosciuti fotografi etnografici che raccontano la società eritrea l’uno e quella albanese l’altro della seconda metà dell’Ottocento. Naretti è il primo vero “fotografo colono” che risiede stabilmente in Eritrea dal 1885, documentando l’impresa coloniale italiana con un’imponente produzione fotografica, in cui si riscontrano gli stereotipi e i temi dell’esotismo ed erotismo tipici dell’immaginario coloniale del periodo. Proprio per questo scatta prevalentemente in studio, ricostruendo l’ambiente indigeno con un intento antropologico, da un lato cercando di classificare l’appartenenza etnica dei soggetti e dall’altro realizzando molti nudi femminili richiamandosi al mito della Venere nera. In mostra alcune sue prove d'epoca (ri)scoperte nell'archivio della Biblioteca Antonelliana di Senigallia da uno storico locale, Leonardo Badioli. Pietro Marubbi, di fede garibaldina e costretto a lasciare presto l’Italia per motivi politici, dopo vario peregrinare, si stabilisce a Scutari in Albania nel 1850, allora sotto l’impero Ottomano. Lì dopo pochi anni apre il primo studio di fotografia nei Balcani e inizia a documentare la storia albanese ottenendo varie pubblicazioni in riviste internazionali. Nel corso degli anni la voglia, mista a vanità, di farsi ritrarre contagiò tutti, impiegati, religiosi, gente comune ed eroi popolari, come Hamza Kazazi, l'eroe dell'insurrezione nazionale fotografato nel 1859, un anno prima della sua morte, e, nello stesso anno, Leonardo De Martino, poeta albanese rifugiatosi in Italia per fuggire dalle conquiste ottomane. Esposti per la prima volta, questi originali, colorati dall'artista con fango e pigmenti naturali, erano stati trovati da uno dei primissimi viaggiatori ad avventurarsi in Albania e ora sono conservati nella Collezione Pierre de Gigord, dedicata all'Impero Ottomano.

Sempre nell’ambito dell’evento, il 2, 3 e 4 maggio, il centro storico della città di Senigallia ospiterà una tre giorni di eventi e conferenze a Palazzetto Baviera che, seguendo le tematiche delle due mostre proposte, racconteranno e faranno il punto sulla storia della fotografia dal 1839 al 1989. Inoltre, nel piano nobile di Palazzetto Baviera, galleristi e antiquari daranno vita a una vera e propria fiera della fotografia con l’unico requisito di esporre opere analogiche e appartenenti all’epoca pre-digitale. Ovviamente ci sarà spazio anche per il contemporaneo al Foro Annonario con tutte le forme d’arte figlie della fotografia, dal video, ai fumetti alle installazioni, tutte accomunate da un file rouge che fa riferimento alla storia della fotografia e alla trasmissione del passato.

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Le mostre e i protagonisti

  • Cavalli, Ferroni, Giacomelli - Scatti inediti dagli archivi di Senigallia

    La mostra vuole ripercorre attraverso gli archivi degli autori o le raccolte di familiari e amici, le modalità tramite le quali ognuno dei tre fotografi ha individuato i propri interessi e manifestato il proprio linguaggio.

  • Piccoli tesori dell’800 Marubbi, Naretti, Callotipi, Dagherrotipi e variazioni

    La mostra allestita a Palazzetto Baviera rappresenta, come recita il titolo, una vera e propria wunderkammer di tesori fotografici, stampe d’epoca, che svelano usi, costumi e modi di vivere della società del secondo Ottocento, senza trascurare un tocco di esotico ed etnografico.

  • Mario Giacomelli

    Tipografo, fotografo, pittore, poeta: artista acclamato, profeta nel suo paese e riconosciuto a livello internazionale, già ampiamente celebrato per la bellezza e la creatività della sua opera, Mario Giacomelli (Senigallia, 1925-2000) sarà al centro di una mostra antologica, nel maggio 2020, nel cuore della prima edizione della Biennale di Senigallia.

  • Giuseppe Cavalli

    Giuseppe Cavalli nato a Lucera nel 1904 si trasferisce a Senigallia nel 1939 e qui dedicherà la sua vita quasi esclusivamente alla fotografia, fino alla morte nel 1961. La sua ricerca estetica, che si porrà in antitesi con ogni forma di realismo e documentarismo, trae origine dalle istanze programmatiche dei pittori della “scuola tonale romana”.

  • Ferruccio Ferroni

    Nato a Mercatello sul Metauro nel 1920, studia nell'accademia militare, ed è prigioniero nei campi di concentramento dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò.
    Durante la sua lunga convalescenza a Senigallia conosce Giuseppe Cavalli nel 1948, con il quale approfondisce i suoi interessi per la fotografia, divenendo in seguito anche il suo più fedele stampatore.

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