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Inaugurata a Palazzo Mastai – Casa Museo Pio IX per la “Notte dei Musei”  la mostra “Le nozze mistiche di Santa Caterina” è dedicata al restauro della preziosa tavola rinascimentale riconducibile a Innocenzo da Imola.

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Sapientemente restaurata dall’Istituto di Restauro delle Marche presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, sotto la direzione della Soprintendenza, questa importante tavola del primo Cinquecento, riconducibile a Innocenzo Francucci – detto Innocenzo da Imola (1490 ca. – 1543 ca.) – rappresenta uno dei temi più affascinanti affrontati dai pittori dell’epoca: Le nozze mistiche di Santa Caterina.

La composta eleganza dell’opera, oltre alla dolcezza e all’estrema capacità raffigurativa, in particolare degli splendidi visi, ci fa immediatamente propendere a collocarla tra le opere realizzate nella florida bottega dell’artista emiliano intorno agli anni ‘30 del Cinquecento. Dopo la prima esperienza nella bottega orafa del padre, nel 1508 Innocenzo da Imola si reca a Bologna, dove si affaccia all'arte della pittura entrando a far parte della bottega di Francesco Francia. Nel 1510, per quanto ci testimonia il Vasari, si trasferisce a Firenze dove lavora sotto la direzione di Mariotto Albertinelli. L’iniziale classicismo ereditato dal Francia si rafforza dunque durante il soggiorno fiorentino e matura con la conoscenza delle opere di Raffaello: ne discendono un potenziamento dell’impianto compositivo ed una padronanza nella resa delle figure, di cui ci dà prova questo dipinto, saldamente impostato nell’evidenza volumetrica, e lineamenti dei personaggi di rara bellezza.

L’artista riesce a fondere perfettamente i ricordi bolognesi con le influenze fiorentine, raggiungendo una maturità artistica tanto da infondere nella composizione un senso di intensa armonia stilistica, tale da riuscire a non farne distogliere lo sguardo.

Questa abilità si rivela specialmente nella potenza espressiva dei ritratti di tutti i personaggi, eseguiti con un estrema purezza, dolcezza ed anche cura del dettaglio. Il gesto del Bambin Gesù che delicatamente porge l’anello al dito della martire Caterina d’Alessandria, con una grazia che ispira un immediato sentimento di affettuosa devozione. Nel dipinto di Palazzo Mastai completano la scena un austero San Giuseppe, dallo sguardo distaccato, ed un San Giovannino che invece appare molto partecipe all’evento fungendo da intermediario fra noi spettatori e la Scena Sacra. Tavola molto enigmatica, quella della casa museo di Senigallia, dove i personaggi potrebbero forse alludere ai primi Mastai giunti nella città misena.

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